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Prestiti per lavoratori autonomi

1. Chi è il lavoratore autonomo

2. La differenza tra il lavoratore autonomo e il lavoratore subordinato

3. Richiedere il prestito con la dichiarazione dei redditi – caratteristiche

4. Prestito personale per i lavoratori autonomi

5. Casi particolari per i lavoratori autonomi

PREMESSA: Mi preme dedicare i primi due paragrafi della presente guida alla definizione e caratterizzazione della grande categoria dei “lavoratori autonomi“, ai quali questa tipologia di prestito è dedicata. Chi ne ha le idee già chiare, può saltare la premessa e passare al terzo paragrafo, per entrare nella parte centrale dell’argomento, ossia i “prestiti per i lavoratori autonomi“.

1. Chi è il lavoratore autonomo

Il “lavoratore autonomo” è definito dal Codice Civile all’articolo 2222 colui che “si obbliga a compiere (…) un’opera o un servizio, con lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di subordinazione”.

Le attività proprie del lavoro autonomo possono essere svolte (secondo il Decreto legislativo n.276 del 2003):

-         a) nell’esercizio di arti o professioni;

-         b) in un contratto a progetto;

-         c) come un lavoro autonomo occasionale.

a) Esercizio di arti o professioni, tra le quali le “professioni protette” riguardano coloro che devono essere iscritti in appositi albi (es.: notai, medici) e le “professioni libere” (es.: pubblicitari, consulenti), nel quale rientrano:

- gli artisti (es.: pittori, scultori, musicisti);

- i professionisti dello sport (es.: calciatori, nuotatori);

- i professionisti dello spettacolo (es.: attori, truccatori);

- i professionisti intellettuali (es.: avvocati, medici, commercialisti): considerati (artt. 2229 e segg. del Codice Civile) “prestatori d’opera intellettuale” e caratterizzati da:

– il carattere intellettuale della prestazione professionale, in contrapposizione al lavoro manuale;

– la discrezionalità nell’esecuzione di tale prestazione (es.: il medico può curare il paziente con le cure che ritiene opportune);

– la prestazione professionale, che è indipendente dal risultato (es.: l’avvocato viene pagato anche se si perde la causa).

b) il contratto a progetto: qui rientrano tutti quei lavoratori prima regolati dal contratto di “collaborazione coordinata e continuativa”, sostituiti (D.Lgs n.276 del 2003) dai contratti  a progetto veri e propri o dai contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

c) lavoro autonomo occasionale è definito (con lo stesso Decreto sopra citato), come quel lavoro:

– la cui durata complessiva (nell’arco di un anno solare) non superi i 30 giorni;

– il cui compenso (sempre nell’arco di un anno solare) non super gli Euro 5.000,00.

2. La differenza tra il lavoratore autonomo e il lavoratore subordinato

Posta la definizione di “lavoratore autonomo” di cui sopra, la sua differenza fondamentale rispetto al suo opposto, cioè il “lavoratore subordinato” è quella che il primo assume un’obbligazione rispetto al risultato e non ai mezzi; ovvero, il lavoratore autonomo non si obbliga a impegnarsi per un certo periodo di tempo (come fa il lavoratore subordinato), ma si obbliga esclusivamente al raggiungimento del risultato; esempio: un falegname ci garantirà di costruirci una porta entro un certo tempo e noi lo pagheremo a prestazione avvenuta, cioè nel momento in cui il suo lavoro sarà terminato, quando in concreto ci consegnerà la porta e non lo pagheremo, mettiamo, Euro 5,00 per ogni ora di lavoro che dedicherà alla costruzione della porta.

Di conseguenza, il lavoratore autonomo svolge la sua attività in “autonomia” rispetto i tempi, i luoghi e le modalità (es., come detto sopra, la terapia di un medico) per l’ottenimento del risultato del suo lavoro, non “sottostando” ad alcun vincolo di “subordinazione” da parte del committente (ossia di colui il quale gli ha commissionato il lavoro); il lavoratore subordinato, come definito all’art.2094 del Codice Civile, opera “alle dipendenze o sotto la direzione dell’imprenditore” ed è vincolato nei tempi, luoghi e modalità dello svolgimento del suo lavoro, dal suo “imprenditore” o datore di lavoro.

3. Richiedere il prestito con la dichiarazione dei redditi –

prestito con dichiarazione dei redditi

prestito con dichiarazione dei redditi

caratteristiche

Tutta la premessa di cui sopra, che ho voluto inserire nella presente guida per definire la categoria di persone alla quale è rivolta questa particolare tipologia di prestito, ci porta ad una conclusione: il lavoratore autonomo non ha una busta paga.

In questo senso, potete approfondire l’argomento leggendo la guida “prestiti senza busta paga” e anche certi paragrafi dei “prestiti per casalinghe”; qui continueremo a trattare l’argomento specifico che riguarda i prestiti dedicati ai lavoratori autonomi, che, se non hanno la busta paga, fanno solitamente la dichiarazione dei redditi.

E’ proprio la dichiarazione dei redditi il documento che “apre loro le porte” alla concessione di un prestito, rappresentando, per le banche e gli istituti finanziari, quella “garanzia” di restituzione del debito di cui hanno bisogno per procedere con l’erogazione.

Caratteristiche del prestito per lavoratori autonomi ottenuto mediante la presentazione della dichiarazione dei redditi:

-         nella dichiarazione dei redditi, che faccia da “garanzia” affinché il prestito venga concesso, deve risultare, naturalmente, un reddito annuo che consenta il pagamento delle rate del prestito;

-         l’importo massimo è commisurato al reddito dichiarato, ma solitamente non supera gli Euro 30.000,00;

-         solitamente, comunque, l’importo della rata non supera di un terzo il reddito dichiarato;

-         le banche e istituti impongono solitamente che i lavoratori autonomi che richiedono il prestito non siano protestati o cattivi pagatori;

-         l’età massima è di circa 65 anni (per “età massima” si intende quella entro la quale il debito deve essere restituito).

4. Prestito personale per i lavoratori autonomi

Considerate questo paragrafo come un “nota bene”, che per comodità di coerenza con il discorso che sto portando avanti (o per caso o per sventura), invece di porlo in coda alla presente guida, lo sto mettendo proprio al centro: abbiamo parlato e stiamo parlando di prestiti per lavoratori autonomi, come cita il titolo, e vanno intesi come “prestiti personali”.

Ovvero: i prestiti per lavoratori autonomi qui trattati sono i prestiti che si rivolgono a quelle persone che hanno ha richiedere un prestito per motivi personali e sono persone che svolgono un lavoro autonomo; se aggiungiamo l’attributo “personale” al prodotto finanziario “prestito” vuol dire proprio che della somma che andranno a richiedere presso una banca o istituto finanziario che sia, non avranno da indicare alcuna finalità; il motivo di richiesta del prestito, cioè, non deve essere obbligatoriamente indicato. Questa è una delle caratteristiche fondamentali del “prestito personale”.

Se, invece, si trattasse di un prestito per lavoratori autonomi inteso nel senso che la somma da richiedere verte a finanziare l’attività lavorativa, allora siamo in un altro campo, quello dei finanziamenti per autonomi: quelli in cui le somme erogate sono finalizzate all’acquisto di particolari attrezzature, scorte, materie prime, e quant’altro sia utile allo svolgimento del lavoro autonomo del richiedente (si parla dei finanziamenti d’impresa, che è un campo diverso da quello qui trattato).

5. Casi particolari per i lavoratori autonomi

Tratterò qui alcuni casi particolari in cui si trovano i lavoratori autonomi che hanno da richiedere un prestito.

La grande categoria dei lavoratori autonomi che si è tentato di schematizzare al paragrafo 1, comprende una grandissima fetta di popolazione; cito (mescolandone le categorie): avvocati, architetti, idraulici, amministratori di condominio, truccatori teatrali, ingegneri, muratori, falegnami, scultori, suonatori di sassofono, elettricisti, oculisti, notai, attori, carpentieri, imbianchini, …

E’ chiaro che ognuno di questi avrà una sua storia personale e finanziaria, che non possiamo avere la pretesa di esaurire in questa guida: tentiamo qui di dare delle “dritte” in linea generale, sperando di potere fornire a tutti i lettori che stanno per richiedere un prestito quegli strumenti necessari che li rendano un po’ più consapevoli.

Accenniamo, dunque, ad alcuni casi particolari che riguardano i lavoratori autonomi, che debbano richiedere un prestito.

Il problema fondamentale dei lavoratori autonomi, come di chiunque ha da chiedere un prestito, è quello di fornire alla banca o istituto delle garanzie che il debito venga restituito: in assenza di busta paga, la dichiarazione dei redditi, come scritto al paragrafo 3, può essere una di quelle; se neanche quella lo è (o perché il reddito non è sufficiente o perché manca proprio la dichiarazione dei redditi: può essere il caso della triste, ma numerosa schiera dei lavoratori autonomi pagati “in nero”), una soluzione (vedi “prestiti senza busta paga”) sarebbe quella di coinvolgere un “garante”.

Per i lavoratori autonomi, che si trovano iscritti nelle liste dei protestati o dei cattivi pagatori, una possibilità è costituita dai prestiti cambializzati o anche dai prestiti delega.